LITOGRAFIE STAMPATE DALL’AUTORE

LITOGRAFIE STAMPATE DALL’AUTORE

Le litografie da me realizzate tra il 1990 e il 1998 sono state stampate interamente a mano utilizzando una macchina denominata, originariamente destinata all’uso industriale per la realizzazione delle prove di stampa nell’industria offset (stampa litografica).

La macchina, normalmente azionata da motori elettrici, è stata da me utilizzata esclusivamente in modalità manuale nel mio studio. Si trattava di una struttura interamente in metallo, dal peso di circa 15 quintali, caratterizzata da una grande solidità che garantiva l’assenza di vibrazioni durante la stampa. Le sue dimensioni erano di circa 1,20 metri di larghezza e 4 metri di lunghezza. Lungo entrambi i lati correvano due cremagliere sulle quali scorreva il rullo trasportatore, collocato sul lato sinistro della macchina. Anche il rullo era interamente in metallo e rivestito da uno strato di gomma (caucciù).

Dopo il rullo erano presenti due piani di stampa, anch’essi in metallo robusto e solidamente saldati alla struttura: nel primo veniva fissata la lastra litografica (cliscé), mentre nel secondo veniva posizionato il foglio di carta.

Il processo di stampa avveniva facendo scorrere manualmente il rullo sul primo piano: in questo modo il rullo raccoglieva l’inchiostro dalla lastra e, proseguendo la sua corsa, lo trasferiva sul foglio di carta collocato nel piano successivo. Questa operazione veniva ripetuta separatamente per ogni colore.
La stampa a più colori presentava una notevole difficoltà tecnica, soprattutto per quanto riguardava la perfetta sincronizzazione e registrazione dei vari passaggi cromatici sul disegno.

 

Le matrici

La realizzazione delle matrici iniziava con un disegno originale a matita. Successivamente, sovrapponendo fogli trasparenti (acetati), tracciavo a matita le diverse separazioni di colore, includendo anche sovrapposizioni cromatiche per ottenere tonalità e sfumature differenti.
Ogni colore corrispondeva a una matrice distinta; alcune litografie sono composte da cinque o sei colori.

 

Preparazione delle lastre

I fogli trasparenti disegnati a mano venivano posizionati sopra lastre litografiche fotosensibili ed esposti, per un tempo determinato, a una fonte di luce molto intensa. In questo modo si otteneva il cliscé, ovvero la matrice definitiva per ciascun colore.

Le lastre fotosensibili presentano una caratteristica fondamentale della litografia: nelle zone coperte dal segno nero del disegno la luce non penetra, e la superficie mantiene le sue proprietà originarie, rimanendo idrorepellente. Al contrario, le parti esposte alla luce diventano idrofile, cioè capaci di trattenere l’acqua.

 

Fase di inchiostrazione della lastra

Per la stampa, la lastra veniva fissata sul primo piano della macchina tramite appositi fermagli. Successivamente veniva bagnata con acqua, che si depositava esclusivamente nelle zone idrofile (quelle esposte alla luce), creando un sottile strato superficiale.

Su un tavolo separato, generalmente in pietra, preparavo l’inchiostro, caratterizzato da una consistenza densa, simile al miele, e dalla proprietà di non aderire alle superfici bagnate. Con un rullo di gomma, largo quasi quanto il foglio di stampa, l’inchiostro veniva distribuito uniformemente.

Il rullo veniva quindi passato sulla lastra con uno o due movimenti decisi: l’inchiostro aderiva solo alle parti idrorepellenti, corrispondenti al disegno, mentre veniva respinto dalle zone bagnate. In questo modo il disegno appariva perfettamente inchiostrato sulla lastra.

 

Fase di stampa

Una volta completata l’inchiostrazione, il rullo veniva fatto scorrere manualmente sulla lastra. A contatto con essa, il rullo raccoglieva l’inchiostro e, proseguendo il suo movimento, lo trasferiva sul foglio di carta posizionato nel piano successivo.
Con questo passaggio si otteneva la prima impressione di stampa; l’intero procedimento veniva poi ripetuto per ciascun colore, rendendo ogni opera il risultato di un processo lungo, complesso e interamente manuale.

VOM KÜNSTLER GEDRUCKTE LITHOGRAFIEN

Die von mir zwischen 1990 und 1998 realisierten Lithografien wurden vollständig von Hand gedruckt, unter Verwendung einer sogenannten Tira-Bozze-Maschine. Diese Maschine war ursprünglich für den industriellen Einsatz bestimmt und diente in der Offsetdruckindustrie (lithografischer Druck) zur Herstellung von Andrucken.

Die Maschine, die normalerweise elektrisch betrieben wird, habe ich in meinem Atelier ausschließlich manuell genutzt. Es handelte sich um eine vollständig aus Metall gefertigte Konstruktion mit einem Gewicht von etwa 15 Doppelzentnern, deren hohe Stabilität ein vibrationsfreies Arbeiten ermöglichte. Die Maße betrugen ca. 1,20 Meter in der Breite und etwa 4 Meter in der Länge. Entlang beider Seiten verliefen Zahnstangen, auf denen sich der Transportzylinder bewegte, der sich auf der linken Seite der Maschine befand. Auch dieser Zylinder bestand aus massivem Metall und war mit einer Gummischicht (Kautschuk) überzogen.

Hinter dem Zylinder befanden sich zwei weitere, sehr stabile und fest verschweißte Metallplatten: auf der ersten wurde die lithografische Platte (Klischee) fixiert, auf der zweiten das Papier positioniert.

Der Druckvorgang erfolgte durch das manuelle Führen des Zylinders über die erste Platte. Dabei nahm der Zylinder die Farbe von der lithografischen Platte auf und übertrug sie im weiteren Verlauf auf das auf der zweiten Platte liegende Papier. Dieser Vorgang wurde für jede einzelne Farbe separat durchgeführt.
Der Mehrfarbendruck stellte eine besondere technische Herausforderung dar, insbesondere in Bezug auf die exakte Registrierung und Synchronisation der einzelnen Farbschichten.

 

Die Matrizen

Der Arbeitsprozess begann mit einer originalen Zeichnung in Bleistift. Anschließend wurden transparente Folien (Acetate) über das Motiv gelegt, auf denen die einzelnen Farbseparationen – ebenfalls mit Bleistift – ausgearbeitet wurden. Dabei entstanden auch Überlagerungen verschiedener Farben, um unterschiedliche Farbtöne und Nuancen zu erzielen.
Jede Farbe entsprach einer eigenen Matrix; einige Lithografien bestehen aus fünf oder sechs Farben.

 

Vorbereitung der Druckplatten

Die handgezeichneten transparenten Folien wurden auf lichtempfindliche lithografische Platten gelegt und für eine bestimmte Zeit einer sehr intensiven Lichtquelle ausgesetzt. Auf diese Weise entstand das Klischee, also die Druckmatrix für jede einzelne Farbe.

Die lichtempfindlichen Platten besitzen die für die Lithografie grundlegende Eigenschaft: Die von der schwarzen Zeichnung bedeckten Bereiche werden nicht belichtet und behalten ihre ursprünglichen, fettfreundlichen und wasserabweisenden Eigenschaften. Die belichteten Flächen hingegen werden hydrophil, das heißt, sie nehmen Wasser leicht auf.

 

Einfärbung der Druckplatte

Für den Druck wurde die Platte mit speziellen Halteklammern auf dem ersten Tisch der Maschine fixiert und anschließend für die Einfärbung vorbereitet. Dies geschah durch das Befeuchten der Platte mit Wasser, das sich ausschließlich in den hydrophilen, belichteten Bereichen absetzte und dort einen dünnen Wasserfilm bildete.

Auf einem separaten Tisch, meist aus Stein, wurde die Druckfarbe vorbereitet. Sie hatte eine zähflüssige Konsistenz, ähnlich der von Honig, und die Eigenschaft, sich nicht auf feuchten Flächen abzusetzen. Mit einer Gummiwalze, deren Breite nahezu dem Papierformat entsprach, wurde die Farbe gleichmäßig aufgenommen.

Anschließend wurde die Walze mit ein oder zwei entschlossenen Bewegungen über die Druckplatte geführt. Die Farbe haftete nur an den wasserabweisenden Bereichen der Platte, also dort, wo sich die Zeichnung befand, während sie von den feuchten Flächen abgestoßen wurde. Auf diese Weise wurde das Motiv präzise auf der Platte eingefärbt.

 

Druckvorgang

Nachdem die Platte eingefärbt war, wurde der Zylinder manuell über sie hinweggeführt. Durch den Kontakt nahm der Zylinder die Farbe auf und übertrug sie bei seiner weiteren Bewegung auf das auf der zweiten Platte liegende Papier.
So entstand der erste Druck. Der gesamte Vorgang wurde für jede Farbe wiederholt, wodurch jedes Werk das Ergebnis eines langen, komplexen und vollständig manuellen Druckprozesses ist.


Le macchine da stampa utilizzate - Tira bozze.